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Dentro Villa Drina, il centro d’accoglienza pronto ad ospitare 25 migranti

Villa Drina sarà un Cas ed ospiterà 25 migranti che condivideranno la casa e gli spazi anche con il nipote della proprietaria della struttura che vive li: “Un vero progetto di integrazione”

“Cari vicini di casa, ci dispiace per i problemi e per il clima di tensione creato nei giorni scorsi”. Inizia così la lettera a firma di Francesco, uno degli operatori del futuro centro d’accoglienza di via di Salone, e nipote della proprietaria della villetta davanti alla quale si sono susseguite nei giorni scorsi diverse manifestazioni politiche contro l’arrivo dei richiedenti asilo. Una missiva che lo stesso Francesco sta distribuendo per le case di Settecamini, da quando è potuto rientrare a tutti gli effetti in quella casa, presidiata ormai di giorno e di notte dai manifestanti di Casapound e che, seppur in pochi, non hanno certo reso loro la vita semplice. Sono ancora ben visibili i resti delle uova lanciate sulle finestre della villetta lo scorso sabato 13 ottobre “da ignoti”. E per evitare problemi e tensioni hanno preferito restare lontano. “Ma ora siamo tornati perché ci sembrava giusto essere qui e tranquillizzare il quartiere”, spiega Francesco aprendoci le porte di Villa Drina.

Cos’è Villa Drina

Come spiega la lettera, la villetta è di Bruna Galli, nata e cresciuta a Settecamini, e in queste mura per trent’anni ha portato avanti un laboratorio sartoriale di alta moda. Nel 1956 Bruna Galli sposa un rifugiato politico, Ivica Krilic, proveniente dal regime jugoslavo. E questa unione ha trasformato Villa Drina in un posto sicuro in cui da sempre, dal racconto nel nipote Francesco, ha aperto le porte a chi aveva bisogno, “fin dal 1961 - spiega - e la visione futura di questa casa prosegue quella vocazione”. Quando Bruna Galli, ormai anziana e su una sedia a rotelle, è costretta a lasciare la sua casa per vivere in famiglia ed essere assistita, i parenti hanno iniziato a riflettere sul futuro di Villa Drina. Fallito il progetto del Bed and Breakfast “abbiamo immaginato di poterla trasformare in un centro di accoglienza per rifugiati politici, vista anche la storia personale di mia nonna e a lei il progetto è piaciuto”.

Il progetto d’accoglienza

Villa Drina, che verrà gestita dalla cooperativa sociale Astrolabio di Latina, aggiudicatrice del bando pubblicato dalla Prefettura di Roma lo scorso gennaio, sarà un Cas (centro d’accoglienza straordinario). Ospiterà 25 richiedenti asilo che hanno diritto a rientrare nel circuito d’accoglienza, direttamente collegato al ministero dell’Interno. Non ci sono camerate, le stanze sono principalmente doppie e triple, una quadrupla. Spazi in comune per le lezioni di italiano e altre attività di socialità, laboratori formativi, una stanza per l’assistenza medica e psicologica, due cucine per permettere agli ospiti di prepararsi il cibo da sé. “E noi vivremo con loro, questa sarà la base di un reale progetto di accoglienza”, sottolinea Francesco. Nel frattempo sono stati fatti colloqui ed avviati contratti di lavoro per 15 persone “tutte del territorio, da Ponte di Nona a Case Rosse, ed ovviamente Settecamini”, spiega.

E’ evidente cha accanto all’aspetto sociale c'è quello economico. Ma che non dev’essere necessariamente speculativo, come ormai ci si è abituati a sentire quando si parla di gestione dei migranti. La responsabilità economica dei Cas non è certo di chi li apre e gestisce, i quali sono tenuti a mandare avanti il progetto non solo di accoglienza, ma anche di assistenza e integrazione che ha consentito loro di aggiudicarsi la gara. Spetta poi alla Prefettura assicurarsi che questo venga rispettato. Pena, “l’annullamento della concessione”, come scritto direttamente nelle pagine del bando.

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Commenti (2)

  • non è umanità è solo puro interesse economico!!!!!!!!(((saranno finanziati no??? e allora di cosa si parla?????)))))

  • è solo business.....parli chiaro.

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