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Della Casa comanda da sola: al Tiburtino crescono i malumori grillini contro la Presidente

Una situazione che ricorda molto quanto accaduto con Paolo Pace, presidente poi dimissionario in VIII municipio

Il IV municipio come Montesacro e Garbatella? In Campidoglio cresce l'apprensione per le sorti del Tiburtino dove i dissidi tra la presidente e il resto del Movimento Cinque Stelle, eletti e non, sembrano ormai insanabili. Una Roberta Della Casa sempre più sola al comando, tenuta in piedi solo dalla volontà di non creare ulteriori terremoti tra i pentastellati romani. Quanto però sta accadendo lungo la Tiburtina non promette nulla di buono. Una delegazione di grillini ha fatto capolino a Palazzo Senatorio per "chiedere udienza" ai big del Movimento. Una situazione che ricorda molto quanto accaduto con Paolo Pace, presidente poi dimissionario in VIII municipio.

Della Casa come Pace. E se a Garbatella a scatenare la rabbia dei talebani fu la cacciata dell'assessore Rodolfo Tisi, in IV municipio goccia che sta facendo traboccare il vaso sono le dimissioni dell’assessore Rolando Proietti Tozzi, delegato ai servizi  sociali del Tiburtino. Tozzi non è uno qualunque: sono in molti a definirlo “un pezzo da novanta” nel Movimento Cinque Stelle. Grillino della prima ora, spende da sempre il suo tempo in favore degli ultimi. Il suo impegno nel sociale è riconosciuto dai più: “Anche di notte ha portato il cibo ai senzatetto” hanno detto di lui. Non solo: "Tozzi è il Movimento Cinque Stelle". Del resto basta farsi un giro sul suo profilo Fb, leggere i post pubblicati sulla sua bacheca dopo le dimissioni per rendersi conto di quanto quest’uomo sia importante per i pentastellati da molti anni, “una pietra miliare” lo hanno definito. Dimissioni che lo stesso Tozzi ha motivato diversi giorni dopo, rompendo l'iniziale discreto silenzio: “Nessuno deve rimanere indietro per me non è solo uno slogan. Tuttavia per proseguire il mio mandato guidato da questo fine non erano più sufficienti il mio solo impegno e la mia sola sensibilità, occorreva il supporto e il sostegno di altre persone di questo Municipio, nelle quali, al contrario, non ho riscontrato la necessaria volontà collaborativa verso la mia funzione. Ecco perché, mio malgrado, ho dovuto rassegnare le dimissioni”.

Della Casa non ha battuto ciglio. Le dimissioni di Tozzi sono passate in sordina per la giunta ma non per il gruppo di maggioranza che ha manifestato affetto e solidarietà tra foto e dediche. Almeno pubblicamente. Nel “privato” il gruppo ha fatto di più: è andato in Campidoglio. A prospettare soluzioni? A lamentare l'autoritorismo della Presidente? Le voci si rincorrono mentre intanto un'altra dimissionaria si aggiunge al lungo elenco in via Tiburtina 1163: nelle ultime ore Katerina Pugliese ha lasciato la poltrona di vice presidente della commissione cultura. (Qui tutte le dimissioni concordate, accettate e ritirate degli ultimi due anni e mezzo di governo grillino)

Intanto i rumor contro la presidente non si placano. Ormai ogni sua mossa viene discussa. Persino l'annuncio della riqualificazione di un parco giochi viene passata al setaccio. Parliamo dello scivolo donato dall’azienda Rheinmetall di via Affile per il parco di Pietralata: l’azienda tedesca è produttrice di armi. Un particolare di non poco conto che ha fatto storcere il naso a più di qualche grillino che non ha mancato, in privato, di sottolineare l'esistenza della delibera 214 del 2004 (art. 6 comma 4) che vieta appunto di accettare donazioni da questo tipo di aziende. Nessuno però si è esposto direttamente. 

Il Campidoglio dal canto suo tende a non "mescolarsi" con le parti in causa. Di recente la visita a Colli Aniene con l'esclusione di Della Casa dalla “dimensione mediatica”. Alla presentazione della XXIesima edizione del Servizio Civile di Roma alla Vaccheria Nardi c’era anche lei ma non è stata menzionata, ne taggata sulla pagina ufficiale della sindaca pur seduta al tavolo di presidenza compare in pochissimi frame all’interno del video e senza contributo. Eppure era lei la padrona di casa al Tiburtino. Per un partito che nella comunicazione web bada anche alle virgole non può trattarsi di un caso ed ai più la cosa non è sfuggita.

Perché non cade? "Molti di loro hanno come reddito principale lo stipendio da consigliere", racconta a microfoni spenti un consigliere d'opposizione. "Perderebbero lo stipendio e vedrebbero preclusa ogni possibilità di carriera politica all'interno del Movimento". Basti vedere quanto accaduto in VIII dove c'è stata una vera e propria epurazione (si legga mancata ricandidatura, ndr) dei litiganti. Un messaggio che in IV ha attecchito forte e chiaro e che blocca ogni iniziativa contro la Presidente che comanda da sola senza preoccuparsi delle opposizione.

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