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Ex Penicillina, gli occupanti: "Tutti parlano di noi, ma nessuno parla con noi"

Gli abitanti della ex fabbrica hanno costituito un gruppo. Mercoledì la conferenza stampa

“Abito in questo posto, la ex fabbrica di penicillina, ultimamente tutti parlano di noi ma nessuno sa veramente chi siamo perché nessuno ci ha mai ascoltati”. Lui è Jhon, viene dal Senegal ed è uno delle centinaia di abitanti che da anni vivono ai margini della società in condizioni di degrado forti e che di recente, più che mai, sono finiti sotto i riflettori della cronaca. Per definire l’ex fabbrica, quella che un tempo è stato fiore all’occhiello della Tiburtina Valley al civico 1040 della via consolare prima dell’abbandono, sono state usate espressioni molto forti: ghetto, bomba sociale.

Lo sgombero della struttura risulta in cima all’elenco delle priorità della Prefettura e potrebbe avvenire in tempi molto brevi. A partire dal mese di settembre, sono state avviate infatti le procedure necessarie per fronteggiare lo sgombero e il censimento volontario degli “invisibili” che abitano lo stabile: tra quelli “ufficiali” se ne contano all’incirca 160 ma l’ex fabbrica è abitata da un numero che si avvicina molto alle 300 unità. Principalmente provengono dal nord Africa, qualcuno dall’est Europa e qualcun altro è italiano. Le condizioni in cui vivono sono ai limiti dell’umano tra degrado e abbandono: che la ex fabbrica vada sgomberata sono tutti d’accordo ma a dividere le parti e a creare manifestazioni di dissenso sono le modalità e le condizioni.

L'ex penicillina aspetta lo sgombero: viaggio nel buco nero che ha risucchiato la dignità di chi lo vive

Nella giornata di giovedì 8 novembre si sono svolte due manifestazioni contrapposte: da un lato CasaPound a favore dello sgombero forzato, dall’altro i movimenti di sinistra: “Teniamo lontano gli avvoltoi fascisti dai quartieri popolari", commentavano l'Unione degli inquilini Asia Usb, Potere al Popolo Roma, i Magazzini Popolari Casal Bertone, le Brigate di solidarietà attiva e il Centro popolare San Basilio. Loro chiedono la riconversione in case popolari. Anche per il ministro Matteo Salvini la ex fabbrica di penicillina va sgomberata. 

Dopo tanto clamore, soprattutto in seguito al ritrovamento all’interno dello stabile di uno degli accusati dell’omicidio di Desiree Mariottini e dell’aggressione a una troupe Rai, gli abitanti della struttura, che intanto hanno costituito un comitato, parlano per la prima volta e invitano la stampa ad entrare.

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Ecco le loro parole: 

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Come abitanti abbiamo deciso di prendere parola per raccontare la verità su un caso di abbandono che dovrebbe far vergognare tutte le istituzioni. Questo è uno stabile mostruoso, dove ci sono rifiuti tossici e condizioni di vita a dir poco malsane, un pericolo quotidiano per noi che ci abitiamo e per tutto il quartiere. Noi non abbiamo scelto di vivere qui, ma siamo stati obbligati dalla povertà e dalla mancanza di alternative. Noi siamo colpevoli di essere poveri, siamo caduti in disgrazia e siamo entrati a gruppi, piano, piano, in questo stabile abbandonato, di cui abbiamo ripulito una piccola parte per poterci abitare. Come in tutti i luoghi marginali, in tutti i luoghi di disperazione, purtroppo ci sono anche persone che prendono una brutta strada, che rovinano con il loro comportamento tutta la nostra immagine. 
Quando la polizia e i carabinieri ci hanno indicato la persona indagata per l’omicidio di Desirèe siamo stati noi a consegnarla alle forze dell’ordine. Questo non perché vogliamo passare come angeli, ma per dire che noi siamo pronti a fare la cosa giusta, ma non siamo pronti a diventare carne da macello, materiale per gli speculatori, che usano la nostra disgrazia per fare i loro interessi. 
Siamo semplicemente persone che hanno l’unica colpa di non avere un lavoro stabile e di essere nati in paesi impoveriti da questo sistema economico. La criminalizzazione della povertà e la guerra tra poveri non sono la soluzione per queste situazioni di degrado. Noi siamo pronti a fare la cosa giusta, e siamo d’accordo con le realtà sociali e politiche del territorio che rivendicano da tanto tempo l’evacuazione, la requisizione e la bonifica di questo stabile, per ridarlo al territorio, al quartiere di San Basilio.  Però non siamo pronti a morire di freddo, a vivere sotto a un ponte, a vedere calpestata ulteriormente la nostra dignità. Avere un posto dove dormire è un diritto umano, che deve essere garantito a tutte le persone di questo mondo. Per questo, vogliamo chiamare tutte le televisioni e i giornali a venire mercoledì 14 novembre, alle ore 12, per una conferenza stampa dentro all’Ex fabbrica Penicillina, dove un nostro comitato prenderà parola e farà le sue proposte per trovare insieme alle istituzioni la soluzione migliore per tutti
”.
 

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