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San Basilio, mamma Emilia legge una lettera alla Raggi: "Parlate con noi disarmati"

La rabbia degli abitanti di San Basilio dopo il "censimento" del 26 novembre non si placa: chiedono diritti e rispetto

Mamma Emilia legge la lettera alla Raggi - Frame video Centro Popolare San Basilio

Ha preso la parola in un’aula gremita e si è rivolta alla sindaca Raggi per dire: “La violenza che state usando contro di noi è insopportabile e il marchio che ci state cucendo addosso per il solo fatto di vivere nelle case popolari è odioso”. Non solo, mamma Emilia, abitante di San Basilio, ha letto una lettera alla prima cittadina e ha fatto una richiesta esplicita: “Convocate qui un consiglio comunale straordinario, con i cittadini”. 

Alla scuola di Casal Monastero per l'evento "Educazione come primo presidio contro la legalità"

Siamo a Casal Monastero, presso l’auditorium della scuola media dell’I.C. “Via Poppea Sabina” dove nella mattina di mercoledì si è svolto un evento dal titolo “Educazione come primo presidio contro la legalità” alla quale hanno partecipato, oltre la sindaca e la dirigente scolastica anche la presidente del municipio e il giornalista Daniele Piervincenzi.

La lettera degli abitanti di San Basilio: "Sospendete la guerra che avete ingaggiato contro di noi"

È stato poco prima della chiusura dei lavori che Emilia, una mamma di San Basilio, ha preso il microfono e ha letto una lettera perché in quartiere il “censimento” delle scorse mattine (26 novembre) non è stato ancora dimenticato e da queste parti gli abitanti non hanno intenzione di arrendersi ma l’unico obiettivo che intendono portare avanti è la difesa dei loro diritti, dall’ascolto agli interventi necessari alle case. Lo hanno detto durante le assemblee convocate in fretta e furia presso il centro popolare del quartiere alle quali hanno partecipato oltre 150 persone, lo hanno gridato durante il corteo di una settimana fa tra le strade di San Basilio e continueranno a ripeterlo fino a che non la loro condizione non viva un miglioramento.

Riportiamo alcuni stralci della lettera: 

“Vi chiediamo di sospendere la guerra che avete ingaggiato contro gli abitanti delle case popolari e di mettervi seduti a ragionare con le persone dei problemi che viviamo in queste zone. Che i nostri caseggiati siano abbandonati da decenni non siamo noi a dovervelo ricordare, lo sapete bene”. E poi “Dove ci sono le case popolari i muri sono scrostati, l'acqua piove dai soffitti e tutto l'insieme ha un'aria di precarietà. Per noi e i nostri problemi non avete soluzioni, questo ormai è evidente. Cacciate persone anziane dalle abitazioni, madri sole con figli piccoli, persone malate per far posto ad altri meglio posizionati in graduatoria, provocando una continua guerra tra poveri che non risolve niente, perché la casa trovata ad una famiglia corrisponde ad una casa tolta ad un'altra che ne ha ugualmente diritto. Non solo non stanziate fondi per nuovi alloggi pubblici ma non spendete neanche quei pochi che avete stanziato negli anni, sommando disagio a disagio in una spirale senza fine”. Ancora: “La vostra incapacità o forse non volontà di affrontare la situazione vi ha spinto negli anni a concepire i nostri problemi come una questione di ordine pubblico, da affrontare con l'azione di polizia. Un'azione sempre più intensa ed asfissiante al punto da arrivare alle misure delle ultime settimane ed ai veri e propri rastrellamenti che avete organizzato nei nostri caseggiati. La violenza che state usando contro di noi è inaccettabile e il marchio che ci state cucendo addosso per il solo fatto di abitare nelle case popolari è odioso e insopportabile. L'irruzione che avete fatto la mattina del 26 novembre nelle abitazioni di San Basilio è oltre il limite che pensavamo di dover subire, creando una situazione di allarme tra gli abitanti che non è sopportabile in un paese che non ha dichiarato guerra a nessuno. Viviamo il rapporto con lo Stato esclusivamente come controllo e repressione, mentre quando chiediamo il riconoscimento dei nostri diritti ad una casa dignitosa, servizi sociali e lavoro nessuno è disposto ad ascoltarci. La politica arriva esclusivamente in prossimità degli appuntamenti elettorali per poi allontanarsi dopo gli scrutini”. Infine la richiesta: “Vi chiediamo di disporvi all'ascolto, di affrontare la situazione con il dialogo, di venire a discutere con noi, gli abitanti. Non pretendiamo soluzioni facili ma il rispetto per la nostra dignità di cittadini. Abbiamo diritto ad un gesto di scuse per lo sfregio che avete inferto al nostro quartiere e che state riproducendo per le periferie di Roma. Vogliamo che il Consiglio Comunale sia convocato in seduta straordinaria qui a San Basilio, aperto alla partecipazione degli abitanti. Vogliamo che veniate a parlare con noi, disarmati una volta tanto". 
Gli abitanti di San Basilio

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