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San Basilio: “Stanchi delle etichette, vogliamo dialogo e rispetto”, nasce il comitato popolare per il riscatto del quartiere

Emilia è mamma di quattro figli, lei insieme ad altri residenti ha voglia di riscatto. Ecco come nasce il comitato e cosa manca a San Basilio

“Vogliamo dare una svolta a San Basilio perché siamo dimenticati anche da Dio”. Emilia è arrivata a San Basilio trent’anni fa, dalla Sicilia, nel quartiere sta crescendo i suoi quattro figli e non ha nessuna intenzione di andare via: per San Basilio e i suoi abitanti chiede rispetto, dignità e diritti. Lei, insieme ad altri residenti del quartiere ha fondato in questi giorni un comitato popolare perché: “Non sei per forza un criminale se nasci a San Basilio, non vogliamo etichette, vogliamo che ci vengano riconosciute le stesse possibilità degli altri quartieri di Roma”. 

Dal censimento alla rabbia, la voglia di riscatto passa dal comitato popolare

Emilia, la mattina del “censimento” stava accompagnando le sue figlie a scuole a Torraccia: “I vigili si sono messi davanti le porte, hanno blindato il quartiere, un modo assurdo e inverosimile di fare le verifiche” dice scuotendo la testa. La rabbia che lei, e tutti gli altri inquilini delle case popolari comprese tra via Gigliotti e via Mechelli, hanno vissuto quella mattina non solo l’ha gridata durante il corteo per le strade del quartiere e all’assemblea pubblica, ma l’ha tradotta in parole. Ha scritto una lettera e l’ha letta, all’improvviso, alla sindaca Raggi durante un evento sulla legalità a Casal Monastero. “Ero arrabbiata, e lo sono ancora. Non possiamo essere trattati sempre da criminali, vogliamo rispetto – racconta al nostro giornale – Ho ricevuto in cambio solo una risposta di circostanza, sto ancora aspettando che ci dicano quando si farà un consiglio aperto a San Basilio”. 

Le iniziative dal basso che l’amministrazione ha multato senza dare nulla in cambio

“A San Basilio non c’è nulla. Nulla – ripete Emilia per rendere ancora più palese e oggettiva l’assenza di ogni cosa – Quando le mie figlie non vanno a scuola restiamo a casa, o andiamo al centro popolare, la paura che stiano per strada è forte”. Non perché possano prendere una “via sbagliata”: “Questo dipende dalla famiglia, da come cresci un bambino, da quante attenzioni gli dai non da dove vivi – spiega – Non c’è nulla per cui valga la pena uscire di casa e oltretutto, non ci sono strisce pedonali, non ci sono lampioni accesi, non c’è un parco giochi, non c’è un bar, ne un negozio. Che facciamo per strada?”. Qualche iniziativa dal basso però è stata fatta a San Basilio: “Una signora aveva comprato una piscina per far giocare i bambini d’estate, sono venuti i vigili, gliel’hanno fatta togliere e l’hanno multata. Nei box vuoti di via Gigliotti avevamo aperto un centro sociale, chiuso pure quello e chiuso pure il centro ricreativo dove facevamo anche corsi di ricamo – racconta Emilia – Ci tolgono tutto senza darci niente”. 

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La voglia di riscatto passa dal comitato popolare San Basilio

Nei giorni scorsi un brindisi al centro popolare di via Mechelli ha sancito la nascita del comitato popolare San Basilio che dalla viabilità alla sicurezza, passando per la manutenzione delle case e per l’istituzione di luoghi di aggregazione, si pone l’obiettivo di farsi ascoltare dalle amministrazioni. San Basilio e i suoi abitanti sono stanchi di essere spettatori delle passerelle messe in scena in campagna elettorale e vogliono qualcosa fare per dimostrare chi sono, quanto valgono e di cosa hanno bisogno. Lo faranno con gli scioperi alla rovescia: “Dimostreremo che c‘è tanto da fare e lavoreremo perché ci ascoltino, partendo dalla pulizia dei parchi e dalla manutenzione delle aree verdi” dice infine Davide Angelilli, tra i fondatori del comitato e del centro popolare che da anni rappresenta l’unica alternativa alla strada per i bambini delle “case” di San Basilio. 
 

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