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Rebibbia, l’ultimo giorno di consegna dei pacchi alimentari finisce in protesta: cassette vuote in municipio

Gli attivisti del comitato Mammut, del Casale Alba 2 del gruppo spesa solidale hanno terminato la consegna dei pacchi con tre azioni di protesta

Abbiamo consegnato 250 pacchi alimentari e abbiamo raggiunto 600 persone in un mese. Possiamo dire con certezza che abbiamo fatto ben più di quello che era nelle nostre possibilità”.

Gli attivisti del comitato Mammut, del Casale Alba 2 e del gruppo di spesa solidale, nelle scorse settimane si sono rimboccati le maniche, hanno avviato una raccolta di generi alimentari e fondi per aiutare le famiglie in difficoltà dei quartieri Rebibbia e Ponte Mammolo con una profonda convizione: “Andrà tutto bene, se andrà bene per tutte e per tutti”. 

L’ultimo giorno di distribuzione, sabato 30 maggio, è terminato con un’azione di protesta davanti la sede del IV Municipio in via Tiburtina 1163. Gli attivisti dei comitati hanno portato all’ingresso del palazzo cassette vuote issando uno striscione con la scritta: “Mo’ i pacchi li riempiano le istituzioni”, riportando anche i numeri raggiunti con l’attività di spesa solidale. La stessa azione è stata messa in scena anche al capolinea della metro Rebibbia, sotto il murale del Mammut firmato da Zerocalcare. Oltre le cassette vuote anche una scatola con la scritta: “90mila euro per la festa di Capodanno e la gente fa la fame tutto l’anno” riferendosi alla delibera dell’ex giunta Della Casa che ad aprile ha destinato questa cifra per gli eventi culturali a Villa Farinacci: un’iniziativa aspramente condannata anche dalla sua ex maggioranza fino alla sfiducia dello scorso 13 maggio. 

“La giunta del IV Municipio è stata sfiduciata, nessuno nel nostro territorio si prende la responsabilità di quanto sta accadendo e solo l’instancabile lavoro di associazioni, comitati e realtà sociali ha fatto sì che venissero garantiti dei livelli minimi di dignità – hanno detto gli attivisti - Adesso il lockdown è terminato (almeno per il momento), lentamente riaprono le attività. Ma i problemi restano, la quarantena lascerà cicatrici profonde nel nostro quartiere come in tanti altri. E molte, troppe persone sono ancora in attesa dei sussidi. Non si può pretendere che associazioni e comitati facciano le veci delle istituzioni: è il momento che chi di dovere si prenda le proprie responsabilità”. Intanto, gli attivisti hanno organizzato per il prossimo sabato 6 giugno, un’assemblea pubblica in sicurezza all’aperto al campo Mammut per capire le reali necessità del quartiere. 

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