TiburtinoToday

Sgomberi, dopo via Costi l'ex fabbrica della Penicillina: giorni contati per il ghetto della Tiburtina

Si lavora alle ipotesi post-sgombero: abbattimento, riconversione e innalzamento delle barriere

Via Vannina, via Costi. Dopo gli sgomberi di marzo e settembre nelle strutture del Municipio IV occupate in maniera abusiva, a giorni dovrebbe essere la volta dell’ex Fabbrica Penicillina di via Tiburtina. L’immobile è inserito nell’elenco delle “prime quattro priorità della Prefettura in tema di sgomberi” come annunciato dalla minisindaca Della Casa al nostro giornale già durante lo scorso mese di agosto. Dopo la circolare del Viminale, nell'area la presenza della Digos è aumentata, segnale che da un momento all'altro potrebbe scattare il blitz. 

Da fiore all’occhiello della Tiburtina Valley a ghetto

Di proprietà privata, la fabbrica è stata la prima in Italia a produrre penicillina a partire dalla seconda metà del 900 ma da fiore all’occhiello della Tiburtina Valley negli ultimi anni si è trasformata in simbolo di degrado. Con la chiusura dell’attività produttiva e il progressivo abbandono, è diventata l’ultima spiaggia di senzatetto e occupanti (italiani, comunitari e extracomunitari). Diversi i tentativi di sgombero che soprattutto negli ultimi tempi sono stati effettuati presso la struttura. Buchi nell’acqua considerato che gli occupanti non sono mai andati via e dopo un breve allontanamento sono puntualmente ritornati. Ecco perché assume importanza centrale il tema della riqualificazione, per impedire ulteriori occupazioni.

Entro la fine del mese di agosto, tutti gli occupanti sono stati “invitati” tramite avviso a censirsi presso gli uffici municipali. “In tanti sono venuti da noi per farsi registrare – ha spiegato la presidente del IV municipio Roberta Della Casa – e i nostri assistenti sociali si sono recati presso la struttura per il censimento: per ogni occupante verrà redatta una scheda e laddove esistano i requisiti necessari, gli occupanti saranno presi in carico dal Comune prima che l’immobile venga liberato. Alcuni si stanno allontanando volontariamente".

“Non siamo competenti al 100% sulle soluzioni” 

Sulle alternative pensate per gli occupanti in vista di un possibile ma soprattutto prossimo sgombero, Della Casa fa una distinzione: “Va valutata la posizione di ognuno per capire se ci sono le condizioni di assistenza, di iscrizione nelle graduatorie dell’alloggio popolare e chi non gode di questi diritti dovrà sostentarsi da solo. Ad ogni modo la competenza è del Comune e non del Municipio”, ha puntualizzato Della Casa. Comune a sua volta al lavoro sulle soluzioni immediate e più strutturali. Agli occupanti di via Costi sono state offerte le soluzioni nel circuito d'accoglienza cittadina. Per i prossimi sgomberi si lavora, tra le altre ipotesi, anche ai cosiddetti Sassat 2, ovvero al riutilizzo dei beni confiscati alla malavita per l'emergenza abitativa [LEGGI QUI IL PROGETTO].

Ma cosa accadrà in caso di “diaspora” degli occupanti in un territorio che lamenta quotidianamente l’assenza di sicurezza? "Tutto quello che si sta facendo serve a evitare proprio questo: si sta agendo con calma mettendo in campo una serie di passi. Tuttavia l’occupazione della fabbrica è una problematica che va risolta nell’interesse di tutti. Del resto i piccoli insediamenti non sono così pericolosi come la condizione in cui versa la fabbrica oggi", ha proseguito la minisindaca. 

"Il ghetto sulla via Tiburtina dimostra il fallimento della politica degli sgomberi di occupazioni"

All'interno della struttura operano alcune associazioni di volontariato in sostegno degli occupanti. Tra queste "A buon diritto onlus" che ai microfoni dell'Agenzia Dire ha spiegato: "Il ghetto sulla via Tiburtina dimostra il fallimento della politica degli sgomberi di occupazioni, senza aver preventivamente fornito a chi ha diritto sistemazioni alternative. Il IV Municipio ha avviato un censimento della popolazione interna alla struttura, abbiamo avuto vari momenti di confronto col Municipio, che si è dimostrato disponibile. Tuttavia le risorse umane e teniche a disposizione non sono sufficienti a fornire alla popolazione sgomberata una sistemazione alternativa. Cinquecento persone saranno messe per strada e questo aggraverà la situazione di un quartiere che già versa in condizioni molto difficili, aumentando le tensioni sociali". Questo il commento di Francesco Portoghese e Marina De Stradis. 

Abbattimento, riconversione, innalzamento delle barriere: le ipotesi

Quanto avverrà all'interno della struttura nei prossimi mesi (a sgombero avvenuto) è ancora "oggetto di riflessione". Per ora in campo ci sono solo ipotesi e nessuna di queste sembra essere più gettonata delle altre: “Siamo in contatto con la proprietà dell’immobile che sembra intenzionata a vendere e questo potrebbe portare a una ristrutturazione – ha concluso Della Casa – altrimenti valutiamo come procedere per mettere in sicurezza l’immobile, pensiamo all’abbattimento, alla riconversione o innalzamento delle barriere per evitare nuovi accessi, speriamo di dare una risposta importante entro la fine dell’anno”. 

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