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Pietralata piange Annita Santarelli. Ultima testimone dell'occupazione nazista in borgata

La donna aveva 88 anni ed era la memoria storica della borgata del Tiburtino: sulla panchina di via del Peperino tanti i racconti del dopoguerra dispensati a giovani e curiosi del quartiere

Annita Santarelli

Chi la conosceva bene a Pietralata racconta di “una donna forte e dal cuore grande come una casa”, quelle rimaste nella memoria collettiva attraverso i film in bianco e nero. Generosa e sempre pronta ad aiutare il prossimo in difficoltà.

Per questo i familiari non hanno esitato un attimo davanti alla prospettiva dei medici di donare gli organi e salvare la vita di altri pazienti. Se n’è andata così alla soglia degli 88 anni nel pomeriggio di venerdì 19 aprile, Annita Santarelli, l’ultima testimone dell’occupazione nazista di Pietralata, figlia di uno dei deportati della borgata nei rastrellamenti del 1943.

Da martedì 16 Annita era ricoverata nel reparto di Terapia Intensiva del policlinico “Umberto I” di Roma a causa di una emorragia cerebrale e i sanitari si sono subito resi conto che le sue condizioni erano disperate.

Il suo cuore forte ha continuato a pulsare per altri tre giorni e nel frattempo i medici hanno riscontrato le sue condizioni ottimali per la donazione, nonostante l’età avanzata. Venerdì mattina i figli Stefano e Giovanni, di 58 e 48 anni, hanno subito acconsentito alla scelta generosa di espiantare reni e fegato, per poi darle l’ultimo saluto sabato 20 aprile nella chiesa di San Michele Arcangelo a Pietralata.

Un gesto di solidarietà che ha restituito speranza ad altre persone che vivevano nell'attesa del trapianto. Un gesto che riassume la storia di una donna nata a San Lorenzo il 10 agosto del 1931, proprio nel giorno di San Lorenzo, unica femmina tra sette maschi, figli di Maria Pierini e Crispino Santarelli.

Trasferiti prima a Tiburtino Terzo e poi a Pietralata, Crispino, venditore ambulante di frutta, fu vittima del rastrellamento nazista nella borgata a seguito dell’assalto organizzato il 22 ottobre 1943 dai partigiani alla caserma del Forte Tiburtina, sorvegliata da sentinelle tedesche all'interno della quale erano rimasti viveri, armi, munizioni e medicinali, lasciati dai militari italiani dopo l’armistizio dell’8 settembre.

Recluso nel Carcere di Regina Coeli il 4 gennaio 1944, nove giorni più tardi Crispino Santarelli fu immatricolato nel campo di concentramento di Mauthausen, quindi trasferito nel sottocampo di Ebensee dove morì il 17 febbraio all’età di 47 anni.

Fu la figlia Annita a prendere le redini della famiglia mentre la mamma Maria gestiva un banco di frutta a via Milazzo, a piazza Vittorio. A 13 anni era lei a fare da mamma ai fratelli più grandi Domenico, Giovanni e Romeo, sempre lei a crescere i più piccoli Otello, Bruno, Marcello e Leandro. Ancora lei ad aiutare la mamma al banco al mercato prima e al negozio in via del Peperino poi.

Negozio a pochi passi dalla ex sede del Partito Comunista Italiano che il primo maggio del 1945 affisse sulla stessa strada una lapide in onore dei martiri di Pietralata: Orlando Accomasso, Andrea Chialastri, Rocco Ceci, Lorenzo Ciocci, Gino e Duilio Cibei, Mario De Marchis, Giuseppe Liberati, Umberto Nardi, Amedeo Rossi, Vittorio Zini, Luigi Donati, Mario Splendori, Elvezia Silvi - l’unica donna vittima dell’oppressione nazifascista - e Crispino Santarelli.

Degli anni della guerra, della fame e dei tedeschi Annita Santarelli era una vera e propria memoria storica. E non soltanto per custodire in casa affisso alla parete il riconoscimento consegnato nel 1965 dall’allora segretario generale del Partito Comunista Italiano Luigi Longo in occasione del ventennale dalla Liberazione. Neppure per commemorare ogni 25 aprile la cerimonia davanti alla lapide dedicata ai martiri di Pietralata. 

Annita, sei volte nonna e quattro volte bisnonna, amava ancora sedersi nel cortile del complesso Ater di via del Peperino e circondarsi di giovani e meno giovani per raccontare nel dettaglio la vita degli orfani di guerra ai tempi dell’occupazione.

Un punto di riferimento per il quartiere, un simbolo, protagonista di una parte di storia che oggi vive e si ricorda anche grazie a lei. Una delle colonne portanti di Pietralata, di quella borgata che fu. 

Tanti i messaggi di cordoglio per la scomparsa di Annita Santarelli ricordata con affetto da tutto il quartiere che da domani avrà un po' più di nostalgia nel vedere quella panchina di via del Piperino tristemente vuota. 


 

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