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Settecamini, ancora in piazza contro il centro di accoglienza: "Prima le scuole"

La struttura dovrebbe sorgere a Largo Davanzati, in locali per anni abbandonati e da poco messi a nuovo per ospitare rifugiati. La scorsa settimana le proteste dei residenti in Campidoglio

Di nuovo in piazza, stavolta nel quartiere. Il punto è sempre quello: non è questione di razzismo, ma di priorità. A Settecamini la protesta contro il nuovo centro di accoglienza non si ferma. La struttura dovrebbe sorgere a Largo Davanzati, in locali per anni abbandonati e da poco messi a nuovo per ospitare rifugiati da Lampedusa, secondo quanto previsto dal progetto Sprar del Ministero dell'Interno. La notizia è trapelata giorni fa facendo esplodere di rabbia i residenti del quartiere sulla Tiburtina: nessuno era a conoscenza della nuova destinazione d'uso della struttura, e comunque se li avessero consultati la loro risposta sarebbe stata "no grazie". 

"Il punto non sono gli immigrati, non abbiamo niente contro di loro, semplicemente da noi mancano i servizi, manca tutto. Come è possibile accogliere altre persone nella nostra comunità se già per noi è difficile così?". Priorità, appunto. Lo dicono in coro i comitati di quartiere, che la scorsa settimana si sono riuniti sotto  al Campidoglio. Ieri sera una fiaccolata per le vie di Settecamini per chiedere la revoca del centro di accoglienza, e il cambio di destinazione d'uso. "Perché non farci una scuola?" continua a ripetere chi lamenta le pessime condizioni in cui versano gli istituti scolastici della zona. 

Per il momento non si ha notizia di nessuna revoca. C'è però una sospensiva, un provvedimento del Comune di Roma con cui si chiede di congelare tutto. Per i cittadini non è sufficiente, specie perché c'è chi pensa che lo stop sia dettato da questioni puramente tecniche quali l'assenza del certificato di agibilità. 

Alle male lingue l'assessorato ha risposto sottolineando come la richiesta di sospensiva sia piuttosto un evidente segnale di apertura al dialogo con i residenti. Sarà, ma loro non ci stanno e continuano a protestare. E già che ci sono fanno presente le situazioni critiche che sono costretti a sopportare. Della serie, ci bastano e ci avanzano. 

Il campo rom di via Salone, e fumi tossici al seguito, la fabbrica Basf con le sue emissioni inquinanti, il traffico infernale della Tiburtina. Insomma, "ne abbiamo a sufficienza". 

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