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Colli Aniene, i cittadini contro il comune: lo sgombero del campo nomadi La Martora si è fermato

Il Comune di Roma e l'On. Sveva Belviso, avevano promesso e assicurato lo sgombero del campo, ma dopo il trasferimento delle prime 50 persone, tutto si è fermato. Inquinamento e criminalità suscitano le proteste dei cittadini

la-martora-20Discariche con bambini che giocano all'ombra di montagne di rifiuti, topi che girano indisturbati tra le baracche, assenza di acqua potabile, servizi igenici o ritiro dei rifiuti organici e inorganici, incendi che emettono fumi tossici, amianto e pvc: questa la situazione del campo nomadi La Martora denunciata da parte del Comitato di Quartiere Colli Aniene che si trova a dover 'convivere' con tale degrado.

Il 21 Luglio
scorso si è dato grande risalto all'inizio dei lavori di sgombero promessi e assicurati dal Comune di Roma e dall'On. Sveva Belvisio, la quale aveva personalmente scritto una lettera ai cittadini rassicurandoli riguardo la conclusione dei lavori: "Gentilissimi cittadini, come da impegni assunti dalla Giunta Alemanno, il Piano Nomadi del Comune di Roma prosegue nella sua attuazione.".

Quasi contemporaneamente, il Comune di Roma aveva emesso un comunicato stampa che annunciava il completamento dello sgombero, iniziato con il trasferimento delle prime 50 persone sottoposte poi a fotosegnalamento: "Con il trasferimento delle prime 50 persone dal campo nomadi abusivo de La Martora il piano nomadi predisposto dal Commissario straordinario per l'emergenza nomadi nel Lazio, in collaborazione con il Comune di Roma, prosegue la sua fase operativa."


Da allora tutto è rimasto fermo, le promesse si sono volatilizzate al vento come i fumi tossici e inquinanti provocati dai numerosi incendi all'interno del campo. Ulteriori insediamenti si sono aggiunti ai precedenti e le autorità si mostrano sorde alle proteste e interrogazioni degli abitanti di Colli Aniene, preoccupati per la loro sicurezza, incolumità e per la loro salute.martora-fumi-1

Il campo nomadi La Martora, rappresenta un vero caso di Emergenza Umanitaria. Più di 700 persone sono costrette a vivere in condizioni vergognose e intollerabili per un paese civilizzato e questo genera un forte attrito con gli abitanti del quartiere. Nel campo viene bruciato di tutto, ogni tipo di rifiuti e materiali di varia natura, la cui combustione produce un inquinamento tale da destare nei cittadini un forte sospetto che possa essere pericoloso per la salute della popolazione.

Incendi e inquinamento non sono le uniche problematiche che suscitano le proteste degli abitanti di Colli Aniene che lamentano i numerosi casi di criminalità che potrebbero essere ridotti se ci fosse la presenza di una forza pubblica stabile nel quartiere per fare da deterrente: ma in base alle dichiarazioni del Comitato, non c'è. Nel mese di Settembre, nell'arco di una settimana, si sono verificati una serie di eventi criminosi che vanno dalla rapina a mano armata ai danni di un supermercato, a tre furti con scasso in esercizi commerciali e altri piccoli episodi come furti nelle abitazioni e nei box, che lasciano inevitabilmente il segno in chi li subisce.

Questa sensazione di disinteresse da parte delle istituzioni, porta a contrapporre il cittadino sia alle istituzioni stesse, sia alla comunità nomade, alla quale non si possono attribuire tutte le responsabilità, ma nessuno può negare che i comportamenti illeciti di alcuni di loro non siano perseguiti. Il mancato rispetto della legalità e spesso l'impunità generano fratture nei rapporti che non sono facilmente risanabili.

Il Comitato di Quartiere di Colli Aniene convocherà per il mese di Novembre, un'assemblea pubblica per decidere le modalità per far sentire la propria voce alle istituzioni e preparare un esposto da consegnare alla Comunità Europea, all'Onu e alle associazioni che difendono i diritti dell'uomo.

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