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Rivolta a Casal Bruciato, tensioni tra Asia Usb e Casapound: la famiglia rom torna a casa scortata

Ore di tensione a Casal Bruciato nel pomeriggio di ieri. CasaPound in protesta per l'assegnazione dell'alloggio popolare a una famiglia rom

Una regolare assegnazione di un alloggio popolare a una famiglia rom ha scatenato le proteste a Casal Bruciato. Proteste cariche d'odio che subito richiamano quanto accaduto a Torre Maura i primi di aprile, ma che forse, per i toni, vanno oltre. "Troia se non te ne vai ti stupro" è la frase da brivido urlata contro una madre che voleva solo rientrare in casa, con in braccio la sua bimba. E' stato il culmine della sommossa, quella contro l'assegnazione di una casa popolare a una famiglia rom, spinta dai neofascisti di Casapound che da lunedì non mollano la presa, fissi sotto l'abitazione che per loro doveva andare "prima agli italiani"

La famiglia rom entra in casa scortata dalla polizia

E' ieri alle 16.30 che un gruppo di attivisti di Asia USB del diritto all’abitare raggiunge via Sebastiano Satta. La famiglia Sejidovic sta rientrando in casa scortata dalla polizia. Un cordone di poliziotti consente l'accesso bloccando i manifestanti di CasaPound posizionati davanti al palazzo. Ma non basta per impedire uno scontro verbale da gelare il sangue. Insulti pesanti volano contro la mamma della famiglia rom arrivata da poco direttamente dal campo La Barbuta. La sua unica colpa era quella di rientrare nella casa che il Comune le aveva legittimamente assegnato. Un'escalation di violenza che sta invadendo la periferia di Roma. Con una lista sempre più fitta di episodi di rivolte popolari contro lo "straniero". 

La quarta rivolta in poche settimane nella periferia romana

Quella di via Satta è la quarta protesta in poche settimane e la terza solo a Casal Bruciato: un’altra rivolta, durante lo scorso mese di aprile si è verificata in via dei Codirossoni (Torre Maura) a seguito del trasferimento di 77 persone rom provenienti dalla struttura di via Toraldo a Torre Angela.

Della Casa: "Non arretriamo di un centimetro"

“Questa mattina sono stata in via Satta – ha spiegato al nostro giornale Roberta Della Casa, presidente del Municipio – avrei voluto portare il mio saluto alla famiglia e darle il benvenuto nel quartiere ma non era in casa, compatibilmente con gli impegni tornerò”. E nel tardo pomeriggio infatti la minisindaca è tornata, scortata dalla polizia, al civico 20 di via Satta. Su quanto sta avvenendo nelle ultime ore in quartiere, Della Casa ha aggiunto: “Avevamo detto che non ci saremmo arresi ed è così, stiamo facendo valere i diritti delle persone facendo scorrere la graduatoria delle assegnazioni – sulle proteste ha precisato – Non arretriamo nemmeno di un centimetro, il percorso è tracciato e lo porteremo avanti”. Infine: “Siamo pronti a dare assistenza alla famiglia come avremmo fatto anche con l’altra famiglia che ha poi però deciso di andare altrove per la sua incolumità”. Già perché questa storia a Casal Bruciato, è un film già visto: altre proteste hanno “messo in fuga” un’altra famiglia rom da via Facchinetti.

PD: "Amministrazione incapace di gestire l'integrazione"

Per il PD, invece, le proteste di questi giorni sono frutto del lavoro di “Un’amministrazione incapace di cogliere il malcontento e di ricollocare chi ha subito uno sgombero senza fare un’analisi del contesto, senza sensibilizzare gli abitanti e senza avviare percorsi finalizzati all’integrazione” ha commentato Massimiliano Umberti, capogruppo dem al Tiburtino presente sul posto nella mattina di martedì. “Era prevedibile che accadesse se si considera che solo poche settimane fa, in una via non distante, è avvenuta la stessa sommossa popolare, era prevedibile inasprire gli animi”.

"Non si tratta di razzismo"

Tonino ha settant’anni e vive nel quartiere da sempre: “Quello che indigna gli abitanti di Casal Bruciato è che vengono messe alla porta persone che già vivono negli appartamenti – ha spiegato – in questo di vica Satta viveva una ragazza, figlia di una signora scomparsa di recente e non le è stato riconosciuto il diritto di rimanere”. Tonino ha precisato: “Qui non si tratta di razzismo perché in via Smith, ad esempio, ci sono altri rom da 40anni e con loro non c’è mai stato nessun problema – ha poi ha confessato – certo fino a quando non si conoscono le persone non si possono giudicare ma i campi rom sono presidiati da esercito e polizia municipale, ci sarà un motivo?”.

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