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Casal Bruciato: dopo le proteste scattano le prime denunce

L'informativa della Digos sta per essere trasmessa all'Autorità giudiziaria. Le denunce riguarderebbero soggetti che hanno insultato con frasi razziste i rom assegnatari dell'alloggio

La finestra dell'appartamento assegnato alla famiglia rom. Foto Ansa

Sono scattate le prime denunce per le proteste dei giorni scorsi in via Satta, a Casal Bruciato, contro l'assegnazione, non gradita ad alcuni residenti e soprattutto ai militanti di CasaPound, di una casa popolare ad una famiglia rom. Secondo quanto si apprende non è al momento chiaro quante siano le persone denunciate, ma di sicuro tra i soggetti identificati c'è anche chi ha rivolto la frase "Ti stupro" all'indirizzo della madre rom con in braccio un bambino, mentre veniva scortata dal Reparto Mobile all'interno ella palazzina. 

L'informativa della Digos sta per essere trasmessa all'Autorità giudiziaria. Le denunce riguarderebbero soggetti che hanno insultato con frasi razziste i rom assegnatari dell'alloggio.

I fatti più gravi martedì, quando madre e figlia, due delle 12 persone componenti il nucleo familiare regolarmente assegnatario dell'alloggio in via Satta, hanno varcato il cortile dell'immobile. Da lì gli insulti 

Gli insulti si accavallano l'uno sull'altro. Ma ce ne sono due che finiscono in un video dell'agenzia di stampa Dire. Frasi choc che fanno il giro del web e dei titoli stampa il giorno dopo, a tutta pagina sui giornali cartacei: "Ti stupro". Poi ancora: "Troia". 

Nel video vengono attribuite a un giovane, ritratto come attivista di Casapound. La polemica monta. Sono parole intollerabili per tutti. Le condanna anche la destra. E gli stessi neofascisti provano a smarcarsi: "Le frasi pronunciate a quanto pare da qualche residente sono sbagliate e da condannare, ma figlie dell'esasperazione. Se i residenti di #CasalBruciato, e delle altre borgate di #Roma, avessero servizi e trasporti queste tensioni non si verificherebbero" twitta Mauro Antonini, il numero uno di Casapound a Roma. 

Finché anche il giovane, Daniele, o almeno così dice di chiamarsi, che nel video tra labiale e sonoro si vede imprecare contro la donna, prova a gettare acqua sul fuoco con un altro filmato diffuso sui social dagli stessi vertici romani dei neofascisti: "Non ho detto ti stupro, ho detto altre cose delle quali mi scusa con la signora". Poi, "io non appartengo a Casapound, non sono iscritto. Ero lì da semplice cittadino. Io mi accosto a determinate cose, ho preso parte a loro iniziative.

Intanto oggi niente più gazebo davanti al portone al civico 20 di via Satta, solo due camionette della Polizia e piccoli gruppi di persone. Nel quartiere di Roma non si parla d'altro: della famiglia rom che da martedì è assegnataria dell'appartamento popolare al secondo piano. Madre, padre e alcuni dei 12 figli della famiglia Omerovic sono in casa e oggi pomeriggio andranno da Papa Francesco. Per Casal Bruciato intanto, passate le manifestazioni, ammainate le bandiere di partiti e associazioni sembrano essere ufficialmente iniziate le prove di normalità.

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